Qual è la città più telegenica d’Italia? II parte
Lunedì 2 Maggio 2011
La scorsa settimana abbiamo iniziato un favoloso viaggio volto alla scoperta delle città più telegeniche d’Italia. Come promesso, anche questa settimana proseguirà il nostro cammino tra le città italiane protagoniste dei film più o meno recenti che hanno fatto breccia nel nostro cuore anche o soprattutto grazie alle loro ambientazioni.
Ogni discorso sui luoghi del cinema risulterebbe sterile se non si soffermasse su almeno alcuni degli innumerevoli film girati nella capitale.
Il binomio Roma – film di successo non può non rievocare subito nella nostra mente una scena che nell’immaginario collettivo è divenuta un’icona del cinema mondiale: la giunonica Anita Ekberg tra le acque della fontana di Trevi in un insolito e misterioso bagno notturno. All’invito: “Marcello come here!” un ammaliato e al tempo stesso disilluso Marcello Mastroianni non poteva certo dire di no! (La dolce vita, Federico Fellini, 1960).

La fontana di Trevi è protagonista di un’altra scena che rappresenta una pietra miliare del cinema di casa nostra. In Tototruffa ‘62 (Camillo Mastrocinque, 1961) Totò riesce addirittura a venderla ad un ingenuo turista italo-americano, un tal Decio Cavallo (o se si preferisce Caciocavallo, Scamorza, Gorgonzola … secondo le versioni storpiate dal principe De Curtis). Certo sarebbe stato un “buon bisinis”!

Un meraviglioso tour della città eterna è immortalato in Vacanze romane (William Wyler, 1953, con Gregory Peck e Audrey Hepburn): il Colosseo, il Tevere, Piazza di Spagna, la Chiesa di Trinità dei Monti, la Bocca della verità, Castel Sant’Angelo, il Pantheon … uno scenario da favola ammirato non dall’alto di una carrozza trainata da cavalli bianchi, ma a bordo della mitica Vespa.

Tantissimi forse troppi sono i film da ricordare: Roma città aperta (Roberto Rossellini, 1945), Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948), Pane, amore e fantasia (Luigi Comencini, 1953), I soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958), La ciociara (Vittorio De Sica, 1960), Il sorpasso (Dino Risi, 1962), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri, 1970), Febbre da cavallo (Steno, 1976)…
Anche la Sicilia ha offerto i suoi scenari a film memorabili quali Divorzio all’italiana (Pietro Germi, 1961), Il Gattopardo (Luchino Visconti, 1963), Il giorno della civetta (Damiano Damiani, 1968), Il padrino (Francis Ford Coppola, 1970), Il padrino, parte II (1974), Il padrino, parte III (1990), Malena (Giuseppe Tornatore, 2000), I cento passi (Marco Tullio Giordana, 2000), Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)…
Altro capolavoro girato in Sicilia è Nuovo cinema Paradiso (Giuseppe Tornatore, 1988) che racconta una storia di amicizia tra un uomo e un bambino accomunati dalla passione per il cinema. Impossibile non sciogliersi in lacrime alla visione della sequenza finale dei baci censurati accompagnata dalle note indimenticabili di Ennio Morricone.

Roberto Benigni sceglie la Sicilia come set per due film: Il piccolo diavolo (1988) e Jhonny Stecchino (1991). Tra le gag del grande artista toscano è possibile intravedere Messina, Taormina, i Giardini di Naxos, Palermo. Ma attenzione se passate da quelle parti … non toccate le banane!

Dalla Sicilia passiamo alla Sardegna. Chi non ha sperato di naufragare nella splendida spiaggia di Cala Luna in compagnia di Mariangela Melato e Giancarlo Giannini in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (Lina Wertmüller, 1974)? E chi da adolescente non ha sognato di vivere una love story come quella tra Raoul Bova e Barbara Snellenburg in Piccolo grande amore (Carlo Vanzina, 1993) girato tra Porto Cervo e Porto Rotondo?

Anche Torino vanta numerosi film al suo attivo, ma sono di un genere particolare, l’horror. Dario Argento l’ha scelta infatti per girare ben 6 film: Il gatto a nove code (1971), Profondo rosso (1975), Suspiria (1977), Non ho sonno (2001), il giallo per la Rai Do you like Hitchcock (2005), La terza madre (2007). Di tutt’altro genere Al bar dello sport (Francasco Massaro, 1983), celebre la scena in cui Lino Banfi e Jerry Calà (il muto soprannominato “Parola”) per parlare (si fa per dire!) della vincita al Totocalcio lontani da orecchie indiscrete salgono sulla Mole Antonelliana, offrendoci la possibilità di godere di una splendida vista della città.

Non sono molti i film girati in Basilicata, anche se è più che sufficiente citarne uno solo: la criticatissima e fortunatissima pellicola di Mel Gibson, La passione di Cristo. I sassi di Matera ci riconsegnano un passato risalente a duemila anni fa e con il loro silenzio, dovuto all’assenza di abitanti, la loro atmosfera intrisa di spiritualità donano uno scenario particolarmente suggestivo, unico nel suo genere.

Ricordiamo inoltre il recente Basilicata coast to coast (Rocco Papaleo, 2010) in cui quattro musicisti decidono di attraversare a piedi la Basilicata dalla costa tirrenica a quella ionica, passando per Trecchina, Tramutola, Lauria, Craco.
Non si può non menzionare infine Napoli: il cinema della città partenopea è legato indissolubilmente a nomi di veri mostri sacri quali Totò, Massimo Troisi, Peppino e Eduardo De Filippo, accomunati da uno sguardo sulla città poetico, ironico e talvolta amaro.
Non solo Napoli, protagonisti sono anche Capri, Ischia, Procida, Amalfi, Sorrento, la Reggia di Caserta (George Lucas vi ha girato molte scene dei primi due episodi di Star Wars, La minaccia fantasma e L’attacco dei cloni), le rovine di Pompei come pure i vicoli, i bassi per raccontare una Napoli alle prese con la lotta quotidiana per la sopravvivenza.
Pensiamo a Napoli milionaria (prima opera di rilievo di Eduardo De Filippo, 1950); Filumena Marturano (Eduardo De Filippo, 1951); Questi Fantasmi (Eduardo De Filippo, 1954); L’oro di Napoli (Vittorio De Sica, 1954); Adelina, il primo episodio di Ieri, oggi e domani (Vittorio De Sica, 1963) che vede protagonista una Sofia Loren, venditrice abusiva di sigarette, che per evitare il carcere ricorre ad uno stratagemma, passare da una gravidanza all’altra; Operazione San Gennaro (Dino Risi, 1966), che narra la storia di tre ladruncoli che rubano il tesoro di San Gennaro.
Si respirano gli odori, si ascoltano i rumori, si gustano i sapori di Napoli in film come Miseria e nobiltà (Mario Mattoli, 1954), indimenticabile la scena in cui Totò mangia gli spaghetti con le mani o come Così parlò Bellavista (Luciano De Crescenzo, 1984), un susseguirsi di simpatiche gag (ricordiamo la scena della lavastoviglie che nonostante tutti gli accorgimenti di Marina Confalone non vuol funzionare o la scena del cavalluccio rosso ripetuta all’infinito) intervallate da riflessioni sui problemi della città e arricchite da numerosi spunti filosofici.

Una panoramica di Bacoli e Miseno ci è offerta da Vincenzo Salemme ne L’amico del cuore (1998). Divertente la serie di incidenti che provoca Eva Herzigova al suo passaggio tra le vie di Bacoli a causa della sua dirompente bellezza! Esilarante anche la scena in cui Buccirosso cerca invano di attentare alla vita di Cocco Bill, il chiwawa “tutt uocchie” sordo e “arrugnat” con l’eczema, la cataratta, i reumatismi e la cervicale bloccata!
La città di Napoli e non solo è legatissima all’attore, regista e sceneggiatore Massimo Troisi, scomparso prematuramente all’età di 41 anni. Troisi basa molta della sua comicità sugli stereotipi di Napoli e dei meridionali, ma la sua capacità sta nel trasfigurarli. Con la sua spontaneità, la sua comicità apparentemente semplice ma che tradisce un lavoro di raffinata ricerca, la sua malinconica ironia riesce ad esorcizzare i tanti luoghi comuni, annichilendoli.
Nel 1981 esce Ricomincio da tre, un film che vede un successo inaspettato. Il personaggio interpretato da Troisi è Gaetano, un giovane di estrazione piccolo-borghese che decide di andare via da Napoli per ricominciare da tre dato che tre cose nella vita gli sono riuscite e non vuole certo perderle per ricominciare da zero!
Con Scusate il ritardo (1983) Troisi chiede perdono al suo pubblico per il troppo tempo intercorso dal suo primo film. La Napoli che racconta Massimo non è quella del sole, dell’allegria, del mandolino – un’immagine che sta stretta all’artista di San Giorgio a Cremano – ma è una Napoli uggiosa, fredda, fedele allo stato d’animo triste e malinconico del protagonista, Vincenzo. Questi è inoltre costretto a subire le lamentele dell’amico Tonino (Lello Arena) che, lasciato dalla fidanzata, minaccia di togliersi la vita perché crede che sia meglio vivere un giorno da leone piuttosto che 100 da pecora. Troisi cerca di dissuaderlo proponendogli una via di mezzo: vivere 50 giorni da orsacchiotto!
Una panoramica del Golfo di Napoli, con Posillipo, Castel dell’Ovo e il Borgo Marinaro ci è donata da Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1991). La verve introspettiva dell’attore emerge quando ai suoi amici che gli svelano che la sua ex fidanzata sta insieme ad un altro (Enea) risponde: “Queste non sono cose che si dicono in faccia, queste sono cose che vanno dette alle spalle dell’interessato” rimproverandoli per la loro eccessiva sincerità o quando dopo aver lasciato sola all’altare la sua promessa sposa si giustifica dicendo: “Io credo che, in particolare, un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro…troppo diversi”!
Troisi purtroppo muore 12 ore dopo le riprese de Il postino (1994 diretto da Michael Radford): non conoscerà il grande successo internazionale del suo ultimo film. Il postino è girato a Salina in provincia di Messina e a Procida (a Marina Corricella e nella spiaggia Pozzo Vecchio), la meno nota delle isole del Golfo di Napoli.

Ci piace di concludere così, con l’immagine di un grande artista, il nostro viaggio tra le città italiane che resteranno per sempre immortalate nella celluloide … un viaggio che talvolta ci ha fatto sorridere talaltra ci ha commossi … perché se il cinema aiuta a sognare, i luoghi del cinema aiutano a trasformare il sogno in realtà!
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